Rokujō no Miyasundokoro

[Tradotto dall’inglese da Yokai.com]

六条御息所
ろくじょうのみやすんどころ

TRADUZIONE: Dama Rokujō; Miyasundokoro è il suo nome di battesimo
NOMI ALTERNATIVI: Rokujō Miyasudokoro

DOVE COMPARE: Dama Rokujō compare nell’opera di teatro Noh “Aoi no Ue”, basata sul Genji Monogatari, opera di letteratura giapponese dell’XI secolo. Il monogatari (tradotto letteralmente come “romanzo”) ruota intorno alla vita di Hikaru Genji, figlio dell’imperatore e di una concubina, ambientata nel periodo Heian (794 – 1185). La trasformazione di Dama Rokujō da nobildonna a demone ha fatto sì che diventasse uno dei mostri più conosciuti all’interno del teatro giapponese. Il suo nome deriva da Rokujō, la zona di Kyoto in cui visse.

LEGGENDA: Dama Rokujō era la figlia di un ministro che viveva nella capitale (all’epoca Kyoto, che si chiamava Heian, da cui il nome del periodo) durante il periodo Heian. Era di rango elevato, di una bellezza mozzafiato, elegante, sofisticata e intelligente. Era sposata con l’erede al trono e sarebbe diventata imperatrice con l’ascensione al trono di lui. Tuttavia, quando suo marito morì, Dama Rokujō perse molto del suo potere e status all’interno della corte, che la privò delle sue ambizioni. Mandò sua figlia a Ise per farla diventare una sacerdotessa shinto, e lei divenne una cortigiana della corte imperiale.

La vedova Dama Rokujō divenne ben presto una delle amanti del nobile Hikaru Genji. Si innamorò perdutamente di lui, ma, a causa della sua età, rango, bellezza e raffinatezza, Genji era riluttante nel ricambiare le sue attenzioni. Dama Rokujō, inoltre, non poteva esprimere i suoi veri sentimenti come avrebbe voluto senza rischiare di rovinare il proprio decoro a corte. Per questo motivo, represse i suoi sentimenti di gelosia, che iniziarono a trasformarla pian piano in un demone.

Una notte, durante l’Aoi Matsuri (uno dei tre matsuri più importanti di Kyoto), la portantina di Dama Rokujō si scontrò con quella della moglie di Genji, Dama Aoi. Dopo essere stata costretta a cedere il proprio posto alla moglie di Genji, Dama Rokujō scoprì che Dama Aoi era incinta del figlio di Genji. L’insulto fu per lei troppo grande. La sua gelosia repressa fuoriuscì dal suo corpo, trasformandola in un ikiryō, che perseguitò Dama Aoi ogni notte. Alla fine, l’ikiryō fu visto da Genji, che acquistò per sua moglie dei talismani di erbe per proteggerla dagli spiriti maligni.

Dama Aoi diede alla luce il figlio di Genji, ma poco dopo venne posseduta dallo spirito vendicatico dai Dama Rokujō (questa possessione è il fulcro dell’opera di teatro Noh “Aoi no Ue”). L’ikiryō venne alla fine esorcizzato da un shugenja, ma la possessione fu troppo per Dama Aoi, che perì poco dopo.

Dama Rokujō sperava così di diventare la successiva moglie di Genji, ma scoprì amaramente che i suoi capelli e vestiti avevano assorbito l’odore dei talismani di erbe di Genji. Comprese quindi che era stata lei stessa a perseguitare Dama Aoi. Pensando che Genji non avrebbe mai potuto amarla dopo aver provocato la morte di sua moglie, Dama Rokujō lasciò la capitale si ritirò nel santuario di Ise assieme alla figlia.

Sei anno dopo, Dama Rokujō tornò a Kyoto con sua figlia e divenne una suora. Quasi subito, si ammalò gravemente. Genji venne a farle visita, e rimase colpito dalla bellezza della figlia. Dama Rokujō, ancora profondamente innamorata di Genji, lo pregò di non prenderla come amante. Morì poco dopo, e Genji prese la figlia sotto la sua custodia. Si trasferirono nella vecchia villa di lei a Rokujō.

Anche nella morte, la gelosia di Dama Rokujō si manifestò come un vendicativo shiryō, che apparve nella villa a Rokujō. Perseguitò Genji, attacando la sua nuova moglie, Dama Murasaki, e le altre donne nella casa. Appena venuta a conoscenza delle apparizioni, la figlia di Dama Rokujō si rattristò a sapere che sua madre non aveva ancora trovato pace. Portò a termine i rituali necessari e finalmente il fantasma di Dama Rokujō potè trovare la pace.

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