Concerto con il trio Densho

2656007606.19Sabato 13 aprile, Loggia dei Cavalieri, ore 21.30. Ingresso libero e gratuito.

Una serata magica, quella di sabato 13, nella quale la Loggia avrà l’onore di fare da cornice ad un’altra splendida esizione, quella del trio Densho: un percorso musicale creato dalla bravissima Shinobu Kikuchi.

Voce, shamisen e Sanshin: Shinobu Kikuchi                
Yokobue e Flauti: Francesco Forges
Taiko: Kumiko Suzuki

Shinobu Kikuchi parla del progetto

Il termine giapponese Densho 伝承 è l’incontro di due ideogrammi con significati dall’etimologia molto profonda.

伝 (den) è un ideogramma che originariamente era formato da quello di 人 (uomo) e 専 (qualcosa che è stato posto all’interno di un sacco), dunque insieme indicano “caricare un sacco su un uomo”, dunque affidare a qualcuno un oggetto perchè se ne prenda cura e lo porti a destinazione da qualche parte. L’ideogramma nasconde al suo interno un’azione di “presa in carico” con una forte sfumatura di responsabilità per tale azione. L’azione del trasmettere e del portare a destinazione avviene soltanto dopo che un uomo si è caricato sulla sua schiena il fardello che porterà con sè.

承 (shō) invece affonda le sue radici etimologiche nei due ideogrammi che indicano il gesto di chi sta inginocchiato e di chi allinea entrambe le mani per ricevere. Insieme pertanto stanno ad indicare proprio il gesto e la postura riverente di chi si inchina e a mani tese stando pronto a ricevere qualcosa.

伝承 dunque non è solo “tradizione”, esso indica qualcosa di notevolmente più antico e profondo. L’umile  e rispettosa azione di chi si abbassa e si prepara per accogliere un bene da qualcun altro dato in custodia e in affidamento perchè venga recapitato.

Per la lingua giapponese questa azione rivela tutto l’apporto di responsabilità, l’umile e rispettosa devozione di chi si incarica di questa commissione. Che appunto diventa “missione”. Dunque qualcosa di sacro, non nel senso meramente religioso ma morale ed etico e compenetrato nell’idea giapponese di chi intende trasmettere ai posteri qualcosa che altrettanto sacramente ha ricevuto dagli antenati.

Senza riuscire a trovare me stessa
cercandola, desiderandola
in una terra straniera,
ma quando me ne rendo conto
ho l’anima dello Yamato

 Sin dagli antichi
tramandata, lasciata in eredità ai posteri
l’ho protetta
l’ho accudita
cantandola e diffondendola

Diventata mamma
stesa a fianco dei miei bambini
gli antichi racconti
della nonna ormai scomparsa
ho ancora bisogno di ascoltare

Il progetto Denshō è sia una scoperta che una riscoperta. Una scoperta per quanti non conoscono affatto la tradizione popolare musicale del Giappone e una riscoperta per quanti quella tradizione l’hanno per troppo tempo dimenticata.

Il Giappone affonda le sue radici in una cultura di contadini e pescatori che durante i secoli hanno elaborato un bagaglio di conoscenze e tradizioni diverse a seconda dei periodi e delle zone. La modernità ha progressivamente cancellato tutte queste conoscenze che come in ogni altra parte del pianeta, stanno inesorabilmente scomparendo.

Tutto ciò mi ha spinto a riaccostarmi a quanto di più profondo è radicato nel mio essere, ad iniziare una ricerca “a ritroso” verso le mie radici nel Minyō (canti popolari giapponesi) portandocon me tutto il mio bagaglio musicale.

Le canzoni dei contadini per un buon raccolto, le nenie delle nostre nonne, i canti dei pescatori e le filastrocche dei bambini, dall’isola di Okinawa sino alla regione di Tsugaru tornano a rivivere con la mia voce che, mescolata ad apporti europei con i suoi suoni caratteristici come il pianoforte e il flauto traverso fonde due poli culturali.

Il mio percorso parte così dal profondo e lontano cuore del Giappone sino a giorno d’oggi, con tutto quello che è rimasto della mia cultura, alla ricerca della direzione tracciata dagli antenati.

Tutto ciò è dunque una presa di posizione della mia appartenenza alla cultura del mio paese nativo, con la speranza e la volontà di essere un tramite per la prossima generazione di ciò che mi è stato preziosamente e accuratamente donato dai miei antenati.

Shinobu Kikuchi

“Il suono della poesia, la melodia e i colori delleparole e delle lingue – questo è il nettare che come un ape attira la cantante, musicista e compositrice giapponese…

Shinobu Kikuchi è una collezionista dei mondi e una viaggiatrice, ricercatrice alla ricerca di una lingua musicale comprensibile a tutti gli uomini della terra. Oltre alla forza vocale, l’intensità, la naturalezza e l’autenticità del suo canto, sono le sue espeienze con artisti di tutto il mondo che la qualificano particolarmente per “Bobble”

Bobble–Listen So We Can Really Hear, Europa-Premier di Bobby Mcferrin
Stimmen Festival

Nata a Kyōto il 1969 è una cantante, polistrumentista e compositrice giapponese. Figlia d’arte,di padre cantante e pittore e di madre violista,all’età di 3 anni inizia a suonare il violino e il pianoforte sotto la guida della madre. Dopo un infortunio alla mano comincia lo studio del canto lirico e nel 1989 si trasferisce in Italia per approfondire la conoscenzadel “Bel Canto”. Dal 1991 studia teatro con il metodoStanislavsky-Strasberg,con il regista Renzo Casali,presso la “Scuola Europea di Teatro e Cinema” di Milano e successivamente insegna nella stessa scuola. Entra nel gruppo teatrale Comuna Baires, mettendo in scena, come attrice e musicista, vari spettacoli in Italia e in Argentina. Divenuta consapevole dell’importanza delle proprie radici culturali inizia una ricerca sul canto e la musica popolare giapponese che a tutt’oggi è la sua attività principale. Nel 2009 è stata scelta, insieme ad altri 20 cantanti,per partecipare alla realizzazione del progetto “Bobble” ideato e diretto da Bobby McFerrin al Stimmen Festival di Basilea. Nell’ottobre del 2012 è stata scelta tra i 10 finalisti del Premio Andrea Parodi, l’unico concorso italiano dedicato alla world music.Per anni ha insegnato musica corale nelle scuole elementari con il progetto “Sono nato dall’altra parte del mondo” da lei stessa ideata. Da anni dirige un piccolo coro polifonico.Ha partecipato come solista alla realizzazione del disco di Gianna Nannini “Perle“. Ha lavorato con il cantante e flautista Francesco Forges in un duo vocale poli-strumentale “One More Language“, con il quale ha inciso 2 cd esibendosi in diversi festival in Italia e Francia. Ha partecipanto alla realizzazione del disco “Darwin Suite” di Ferdinando Faraò.

Francesco Forges

Cantante, compositore e flautista nato a Milano nel 1961. Dopo essersi diplomato al Conservatorio di Milano, si è dedicato allo studio del jazz e della musica improvvisata con, fra gli altri, Maggie Nicols, Bob Stoloff, Jay Clayton, André Minvielle, Gianluigi Trovesi, Paolo Fresu e Bruno Tommaso con il quale ha anche collaborato all’interno dell’Orchestra Zetema e partecipando al progetto “Ulisse e l’ombra” presentato al Festival Jazz di Roccella Jonica nel 1993.

Il suo eccletismo vocale lo ha portato a varie collaborazioni nell’ambito del jazz e della musica improvvisata (Beñat Achiary, Gianni Lenoci, Alberto Tacchini, Ferdinando Faraò), della musica antica e contemporanea (“Vox Altera” ed “Ensemble Micrologus”), della musica classica e del teatro musicale (Athestis Chorus, Coro del Teatro Regio di Torino, Teatro La Fenice di Venezia, Piccolo Teatro di Milano). A partire dal 1991 è stato coinvolto nella creazione di diversi gruppi e progetti “a cappella: “Concerto per sole voci”, “Voice Band“, “Errant Vocalise” e“Babelin’Tongues”  con i quali ha tenuto concerti in diversi locali e festival jazz in Italia, Austria e Slovenia.

Attualmente è impegnato con la cantante giapponese Shinobu Kikuchi in una nuova formazione, “One More Language”, con la quale ha inciso i cd “LETTER FROM MOTHERLAND” (Ed. M.A.P. – 2002) e “DESAPARTACTIONS” (Ed. MUSIC CENTER – 2007) e si è esibito in diversi festival in Italia e Francia, collaborando con vari cantanti e musicisti tra cui Beñat Achiary, Francesca Breschi e Carlo Rizzo. Inoltre è stato finalista del Concours de Jazz Vocal 2005 all’interno del Festival Jazz di Crest (Francia) ed è membro stabile della band di jazz-rock-progressive “Allegri Leprotti” con la quale ha realizzato il cd “Au zulò” (Ed. Ma.Ra.Cash – 2007).

Kumiko Suzuki

Nata a Kawaguchi, Saitama, Giappone. Kumiko è entrata a far parte del gruppo locale di Taiko quando aveva 10 anni. Imparò a suonare presso l’Hatsuuma-Taiko, a Saitama, e presto divenne la suonatrice principale del gruppo.

Kumiko arrivò a Londra nel 1997. Si unì al gruppo di Taiko di Joji Hirota nel 2001, sviluppando uno stile taiko moderno. Nella sua carriera ha collaborato con molti grandi artisti, tra cui Roger Taylor (Queen), Taylor Hawkins (Foo Fighters), Chad Smith (Red Hot Chili Peppers) al Live Earth (Wembley Stadium) 2007, Midge Ure (Ultravox) al WOMAD S.Korea 2005, Kenny Endo (Taiko Master in Hawaii), John Kaizan Neptune (Shakuhachi Master) 2006 ecc.

Kumiko suonò con Jah Wobble (ex bassista dei Public Image Limited) & The Nippon Dub Ensemble al Ronnie Scott’s (Londra) e a Glastonbury nel 2011.

Si è esibita e ha collaborato con artisti di tutto il mondo al WOMAD Span 2002, WOMAD Adelaide and New Zealand 2008, WOMAD UK 2003/2006/2010, An American Tour 2003/2004, Bruges festival 2004/2007, Czech Tour con Cechomor 2007, nonchè ne La Notte della Taranta in Italia nel 2011, diretta da Ludovico Einaudi. Uno dei suoi più recenti progetti è il “Globe Snow”, una fantastica collaborazione che include musica e danza da tutto il mondo, il cui pioniere è Robbie Harris dei Riverdance.

Kumiko si è esibita a livello mondiale in più di 20 diverse nazioni.

Kumiko si è impegnata nello trasmettere la propria conoscenza attraverso seminari di Taiko alla Royal Shakespere Company, alla Japanese Society e a scuole e ad organizzazioni in Inghilterra e in Italia.

Use Facebook to Comment on this Post